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Statuto

La cronistoria Ŕ ormai nota. Abbiamo beneficiato di uno Statuto che, fin dalla prima stagione dell'autonomia (1993), ha fatto scuola per tante UniversitÓ italiane e che successivamente Ŕ stato aggiornato (fino al 2000) e anche appesantito da una serie di aggiustamenti, fino a imporre un ripensamento organico. Nel frattempo due Commissioni di Ateneo hanno elaborato altrettante proposte di riforma, ispirate a culture diverse: ma queste non sono andate in porto; la prima, addirittura, Ŕ rimasta nel cassetto. Presto il Miur ci chiederÓ di attuare, in breve tempo, quello che noi in tanti anni non siamo riusciti a fare.

La fase istruttoria, senz'altro preziosa per il lavoro futuro, ci ha consegnato alcune consapevolezze che ci gioveranno nel prossimo riordino: l'importanza di un vero e proprio "atto costituzionale", dall'alto valore simbolico; la necessitÓ della riforma per il governo dell'Ateneo collocato nel mutato contesto nazionale e internazionale; la complessitÓ e delicatezza della materia statutaria.

Quanto al merito, la griglia ministeriale, che con tutta certezza disegnerÓ funzioni e composizioni degli Organi Accademici, ci consentirÓ tuttavia di valorizzare l'autonomia con riferimento specifico al nostro contesto economico e sociale (lo stesso Documento Miur del 24 marzo scorso, a proposito del Sistema di governo degli Atenei, recita: "stabilire principi essenziali lasciando agli Statuti l'individuazione di specifiche modalitÓ organizzative").

Il problema principale sarÓ quello di coniugare al meglio rappresentanza ed efficienza, partecipazione e rapiditÓ decisionale, democrazia e risultati, autonomia e responsabilitÓ.

Quanto al metodo, Ŕ mia opinione che il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione (la cosiddetta Congiunta) elaborino un documento di proposta di poche/pochissime pagine, da inviare a tutto il personale dell'Ateneo; dopo 6 mesi di consultazione e di dibattito, sarÓ la Congiunta a decidere la soluzione politica e ad affidare la redazione a scienziati del diritto e della politica.

La riforma di Statuto sarÓ l'occasione per sciogliere alcuni nodi. Su tutti:

1)  ridisegnare compiti e forme delle FacoltÓ e dei Dipartimenti attraverso quelle che vengono preannunciate come "strutture primarie" o "di primo livello". A questo proposito alcune realtÓ del nostro Ateneo sono giÓ predisposte a questa nuova configurazione (in particolare quelle che conoscono giÓ una sostanziale corrispondenza tra FacoltÓ e Dipartimento);

2)  conferire forma definitiva al Multicampus, attribuendo alle cosiddette sedi decentrate autonomia istituzionale e decisionale, andando oltre quella amministrativa e organizzativa;

3)  fissare la distinzione dei ruoli tra Organi di Governo e Amministrazione; tra politica e gestione; tra docenza e dirigenza.