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Programmazione ruoli

Soprattutto oggi l'investimento sui cervelli resta il più prezioso, urgente e lungimirante, in coerenza con la missione originaria dell'Università: produrre e trasferire saperi. Pertanto la programmazione dei ruoli è la priorità del mio programma.

Entro il 2015 l'Alma Mater, con il pensionamento di circa 900 Colleghi, verrà a perdere quasi il 30% dei suoi ruoli. A fronte di questa perdita - una voragine all'interno del nostro Ateneo che improvvisamente ci appare non solo il più antico ma anche il più vecchio - urge una programmazione immediata per due motivi ben evidenti: da un lato preparare tempestivamente la docenza nei vari settori e non far morire (l'idea del) l'Università, e dall'altro motivare i Colleghi più giovani con prospettive di carriera, facendo attenzione anche a una certa fisiologia anagrafica per cui, in prospettiva, l'età naturale di ingresso nelle varie fasce dovrebbe essere trent'anni per i Ricercatori, trentacinque per gli Associati, quaranta per gli Ordinari.

A questo proposito a Facoltà e Dipartimenti spetta il compito di ridefinire e aggiornare i loro obiettivi. L'Ateneo - turn over alla mano (attualmente ridotto a meno del 50%) - deve stipulare con queste strutture una sorta di patto di stabilità, fissando norme ben precise. A questo proposito mi sento di proporre: una percentuale minore (20%) del turn over riassegnata alle strutture di provenienza (criterio storico), una decisamente maggiore (80%) ridistribuita per il 50% in ragione della qualità scientifica e per l'altro 50% in ragione dell'onere didattico (criterio del riequilibrio): con l'avvertenza che, per questa seconda parte, non si potrà ricorrere a un algoritmo unico ma si dovrà distinguere tra Facoltà a numero chiuso e Facoltà a numero aperto.

Questa modalità consentirà di assegnare le risorse a chi vale di più e lavora di più, e ad evitare che si perpetuino situazioni di squilibri e privilegi, sempre ingiustificati, ma oggi intollerabili; consentirà altresì di accendere i riflettori sulle realtà scientificamente e didatticamente più valide; e sarà interesse di tutti indirizzare le risorse in quelle direzioni, dal momento che i finanziamenti ministeriali ci saranno in percentuale sempre crescente assegnati con criterio meritocratico (ora al 7%, entro fine legislatura al 30%). Guai, pertanto, a spegnere i motori che funzionano e non individuare le realtà trainanti!

Programmare ora - a concorsi bloccati e a turn over ridotto - potrebbe essere una opportunità virtuosa e lungimirante.