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Domenica, 27 maggio 2018

"Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato" (art. 33 della Costituzione).
Ivano Dionigi Candidato Rettore Università di Bologna 2009 2012 - Unibo
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Programmazione ruoli

Soprattutto oggi l'investimento sui cervelli resta il più prezioso, urgente e lungimirante, in coerenza con la missione originaria dell'Università: produrre e trasferire saperi. Pertanto la programmazione dei ruoli è la priorità del mio programma.

Entro il 2015 l'Alma Mater, con il pensionamento di circa 900 Colleghi, verrà a perdere quasi il 30% dei suoi ruoli. A fronte di questa perdita - una voragine all'interno del nostro Ateneo che improvvisamente ci appare non solo il più antico ma anche il più vecchio - urge una programmazione immediata per due motivi ben evidenti: da un lato preparare tempestivamente la docenza nei vari settori e non far morire (l'idea del) l'Università, e dall'altro motivare i Colleghi più giovani con prospettive di carriera, facendo attenzione anche a una certa fisiologia anagrafica per cui, in prospettiva, l'età naturale di ingresso nelle varie fasce dovrebbe essere trent'anni per i Ricercatori, trentacinque per gli Associati, quaranta per gli Ordinari.

A questo proposito a Facoltà e Dipartimenti spetta il compito di ridefinire e aggiornare i loro obiettivi. L'Ateneo - turn over alla mano (attualmente ridotto a meno del 50%) - deve stipulare con queste strutture una sorta di patto di stabilità, fissando norme ben precise. A questo proposito mi sento di proporre: una percentuale minore (20%) del turn over riassegnata alle strutture di provenienza (criterio storico), una decisamente maggiore (80%) ridistribuita per il 50% in ragione della qualità scientifica e per l'altro 50% in ragione dell'onere didattico (criterio del riequilibrio): con l'avvertenza che, per questa seconda parte, non si potrà ricorrere a un algoritmo unico ma si dovrà distinguere tra Facoltà a numero chiuso e Facoltà a numero aperto.

Questa modalità consentirà di assegnare le risorse a chi vale di più e lavora di più, e ad evitare che si perpetuino situazioni di squilibri e privilegi, sempre ingiustificati, ma oggi intollerabili; consentirà altresì di accendere i riflettori sulle realtà scientificamente e didatticamente più valide; e sarà interesse di tutti indirizzare le risorse in quelle direzioni, dal momento che i finanziamenti ministeriali ci saranno in percentuale sempre crescente assegnati con criterio meritocratico (ora al 7%, entro fine legislatura al 30%). Guai, pertanto, a spegnere i motori che funzionano e non individuare le realtà trainanti!

Programmare ora - a concorsi bloccati e a turn over ridotto - potrebbe essere una opportunità virtuosa e lungimirante.
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