La specificità della Facoltà Medica (due referenti: Ateneo
e Policlinico facente capo alla Regione; tre attività: ricerca, didattica,
assistenza) impone alcune riflessioni e correzioni di rotta. Tre i punti rilevanti:
1. Riappropriazione dell'autonomia,
che non è né una parola magica né un privilegio, ma un valore e un diritto
garantito dal principio costituzionale dell'autogoverno dell'Università. La
stessa giurisprudenza amministrativa ci ricorda che negli ambiti in cui competenze
professionali (didattica, ricerca, assistenza) sono particolarmente qualificanti
rispetto alle funzioni assegnate, i titolari di tali competenze non sono né
i Dirigenti né i Politici, ma i Docenti e i Ricercatori ai quali compete svolgere
un ruolo essenziale anche nelle scelte gestionali e non solo in quelle di
indirizzo.
A questo proposito nella programmazione e gestione urge un
riequilibrio di poteri tra Università e Regione, tra Facoltà e Azienda ospedaliero-universitaria
(nella quale l'elemento "universitario" è stato eclissato a favore del primo).
Ne segue che in questa fase vanno adeguatamente tutelati
i Dipartimenti Universitari, i quali hanno identità certa (rispetto ai Dipartimenti
ad Attività Integrata, da valutare dopo il triennio di sperimentazione, perché
ora rischiano di essere una semplice cinghia di trasmissione del potere decisionale
della Direzione Generale). Dovere del Rettore è farsi garante dell'autonomia
dei Dipartimenti Universitari e della Facoltà nel suo insieme.
2. Riconoscimento dell'assistenza.
Se l'assistenza assorbe in molti casi almeno l'80% del tempo dei clinici,
questo significa che la ricerca è compromessa; se ciò che conta è la casistica
degli interventi, questo sacrifica e disconosce il magistero che richiede
tempo per la formazione degli allievi; se a ruoli ridotti si fanno più ricoveri,
vuol dire che la corda è ben tesa; se aggiungiamo anche la sperequazione economica
rispetto agli ospedalieri, allora c'è anche la beffa. L'accordo Attuativo
del Protocollo di Intesa con la Regione deve essere il risultato di una elaborazione
vera e concordata tra Università e Azienda e non una presa d'atto affidata
a emendamenti marginali.
3. Salvaguardia della formazione (assente
negli indicatori di qualità). Fulcro formativo dei giovani e peculiarità accademica
sono: a) le Scuole di Specialità, su cui troppi - a cominciare
dal Ministero e dalla Regione - vogliono interloquire, dimenticando che la
formazione è l'ambito/lo snodo su cui Università e Facoltà Medica si giocano
parte della loro identità; b) Scuola di Dottorato in Scienze Mediche
e Chirurgiche Cliniche, la cui configurazione va mantenuta dopo la
impegnativa e felice ristrutturazione.
Il rapporto con la Regione (il maggior detentore ed erogatore
di fondi [l'82% del proprio budget è destinato per il Servizio Sanitario Regionale,
pari a circa 7.5 miliardi di Euro] deve essere un vero e proprio matrimonio
di interesse tra risorse da un lato e competenze dall'altro.
Il Rettore dell'Università di Bologna dovrà essere il referente-guida
nella definizione e attuazione del Protocollo di Intesa con la Regione che
riguarderà anche le altre Università della Regione. Ma dovrà farlo coinvolgendo
la Facoltà. A questo proposito propongo:
1) un Regolamento interno all'Ateneo in base al quale
sulle questioni più rilevanti il Rettore acquisisca il parere della Facoltà;
2) una delega al vertice della Facoltà dotato di
un adeguato staff tecnico per trattare da pari a pari con l'Assessore: a organizzazione
e progetti regionali bisogna far fronte con organizzazione, progetti e soprattutto
competenze dell'Ateneo.
In riferimento al complesso mondo dei Biomedici
(più comunemente detti Preclinici), si evidenziano tre necessità
specifiche: