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Domenica, 17 dicembre 2017

"I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi" (art. 34 della Costituzione).
Ivano Dionigi Candidato Rettore Università di Bologna 2009 2012 - Unibo
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Facoltà Medica

La specificità della Facoltà Medica (due referenti: Ateneo e Policlinico facente capo alla Regione; tre attività: ricerca, didattica, assistenza) impone alcune riflessioni e correzioni di rotta. Tre i punti rilevanti:

1. Riappropriazione dell'autonomia, che non è né una parola magica né un privilegio, ma un valore e un diritto garantito dal principio costituzionale dell'autogoverno dell'Università. La stessa giurisprudenza amministrativa ci ricorda che negli ambiti in cui competenze professionali (didattica, ricerca, assistenza) sono particolarmente qualificanti rispetto alle funzioni assegnate, i titolari di tali competenze non sono né i Dirigenti né i Politici, ma i Docenti e i Ricercatori ai quali compete svolgere un ruolo essenziale anche nelle scelte gestionali e non solo in quelle di indirizzo.

A questo proposito nella programmazione e gestione urge un riequilibrio di poteri tra Università e Regione, tra Facoltà e Azienda ospedaliero-universitaria (nella quale l'elemento "universitario" è stato eclissato a favore del primo).

Ne segue che in questa fase vanno adeguatamente tutelati i Dipartimenti Universitari, i quali hanno identità certa (rispetto ai Dipartimenti ad Attività Integrata, da valutare dopo il triennio di sperimentazione, perché ora rischiano di essere una semplice cinghia di trasmissione del potere decisionale della Direzione Generale). Dovere del Rettore è farsi garante dell'autonomia dei Dipartimenti Universitari e della Facoltà nel suo insieme.

2. Riconoscimento dell'assistenza.
Se l'assistenza assorbe in molti casi almeno l'80% del tempo dei clinici, questo significa che la ricerca è compromessa; se ciò che conta è la casistica degli interventi, questo sacrifica e disconosce il magistero che richiede tempo per la formazione degli allievi; se a ruoli ridotti si fanno più ricoveri, vuol dire che la corda è ben tesa; se aggiungiamo anche la sperequazione economica rispetto agli ospedalieri, allora c'è anche la beffa. L'accordo Attuativo del Protocollo di Intesa con la Regione deve essere il risultato di una elaborazione vera e concordata tra Università e Azienda e non una presa d'atto affidata a emendamenti marginali.

3. Salvaguardia della formazione (assente negli indicatori di qualità). Fulcro formativo dei giovani e peculiarità accademica sono: a) le Scuole di Specialità, su cui troppi - a cominciare dal Ministero e dalla Regione - vogliono interloquire, dimenticando che la formazione è l'ambito/lo snodo su cui Università e Facoltà Medica si giocano parte della loro identità; b) Scuola di Dottorato in Scienze Mediche e Chirurgiche Cliniche, la cui configurazione va mantenuta dopo la impegnativa e felice ristrutturazione.

Il rapporto con la Regione (il maggior detentore ed erogatore di fondi [l'82% del proprio budget è destinato per il Servizio Sanitario Regionale, pari a circa 7.5 miliardi di Euro] deve essere un vero e proprio matrimonio di interesse tra risorse da un lato e competenze dall'altro.

Il Rettore dell'Università di Bologna dovrà essere il referente-guida nella definizione e attuazione del Protocollo di Intesa con la Regione che riguarderà anche le altre Università della Regione. Ma dovrà farlo coinvolgendo la Facoltà. A questo proposito propongo:

1) un Regolamento interno all'Ateneo in base al quale sulle questioni più rilevanti il Rettore acquisisca il parere della Facoltà;

2) una delega al vertice della Facoltà dotato di un adeguato staff tecnico per trattare da pari a pari con l'Assessore: a organizzazione e progetti regionali bisogna far fronte con organizzazione, progetti e soprattutto competenze dell'Ateneo.

In riferimento al complesso mondo dei Biomedici (più comunemente detti Preclinici), si evidenziano tre necessità specifiche:

  • favorire la possibilità di accesso ai fondi regionali (sempre più dirottati verso l'organizzazione);
  • necessità di una sede unica (testimoniata anche dalla corrispondenza ormai annosa tra Direttori e Rettore): troppo frastagliati i Dipartimenti preclinici e troppo distanti dal S. Orsola;
  • reclutamento di giovani (con borse di studio su fondi di ricerca) che "compensino" la figura degli Specializzandi clinici.

Per quanto riguarda laboratori per il CRBA, le cellule staminali e banking occorre mantenere l'impegno per il 2010 pari a 9.500.000 euro.

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