Uno degli impegni primari dell'Ateneo dovrà essere quello di garantire la
vitalità e il potenziamento dei Dottorati di Ricerca, per una duplice considerazione:
a livello internazionale esso è un titolo imprescindibile, e le nostre lauree,
anche Magistrali, rischiano una progressiva dequalificazione culturale
In attesa che il legislatore definisca il quadro normativo
del Dottorato per quanto riguarda sia la collocazione accademica di alta formazione,
sia la spendibilità del titolo, si impongono alcune riflessioni.
· I dottorandi, componente
fondamentale del personale di ricerca dell'Ateneo.
Nel nostro Ateneo, come del resto
in tutte le migliori università del mondo, i dottorandi di ricerca costituiscono
una parte essenziale del personale di ricerca. Pertanto essi dovrebbero essere
numerosi ed accuratamente selezionati tra un elevato numero di candidati con
una forte componente straniera. Oggi qualità e numero dei giovani aspiranti
sono nettamente inferiori a quelli di dieci/venti anni fa.
· Insoddisfacenti prospettive
occupazionali dei dottori di ricerca.
Quando l'espansione del sistema
universitario consentiva ai dottori di ricerca di trovare occupazione all'interno
delle università italiane, il dottorato rappresentava un traguardo ambizioso
ed appetibile per i giovani più dotati. Ora molti laureati eccellenti, vistasi
chiusa la carriera scientifica e accademica, rinunciano al dottorato (si pensi
ai tanti laureati umanistici che hanno preferito la Scuola di Specializzazione
per l'Insegnamento), e non certo per povertà del percorso formativo, la cui
validità è costantemente dimostrata dal fatto che diversi dottori di ricerca
trovano occupazione all'estero. Tutto ciò comporta un impoverimento culturale
del Paese e un inefficiente uso "sociale" delle risorse pubbliche.
· Il dottorato in una
Università più vicina alla società.
A differenza di quanto accade
nelle più qualificate università straniere, il dottorato italiano non si (pre)occupa
delle esigenze dell'ambiente produttivo circostante (imprese, amministrazioni,
fondazioni, enti culturali), indebolendo di fatto la possibilità di impiego
diversa dalla carriera accademica.
Non è sufficiente trovare finanziamenti,
ma occorre collegare il dottorato con il mondo esterno (produttivo, amministrativo,
culturale) come parte di una strategia più ampia di maggiore integrazione
tra Università e società, anche su temi specifici di ricerca.
A tale scopo si dovrebbe destinare
una frazione consistente (20/25%) del finanziamento per borse di dottorato
a programmi concordati con enti ed imprese esterne per il relativo cofinanziamento
(al 50%). In questo modo si otterrebbe il duplice scopo di attirare nuove
risorse per tutti (in spirito di solidarietà accademica) e di creare possibilità
concrete per l'inserimento dei dottori di ricerca nel mondo del lavoro.
Si allegano 2 documenti relativi alle possibilità
occupazionali dei Dottori di Ricerca negli ultimi anni:
1. Dati CONVUI
dicembre 2008 (Coordinamento Nuclei
di Valutazione delle Università Italiane);
2. Dati
Nucleo di Valutazione dell'Università di Bologna (elaborati sui dati Alma Laurea)