Se la ricerca
rappresenta la stella polare dell'Ateneo, la qualità della formazione sarà
sempre più il nostro "biglietto di presentazione" per studenti, società, mass
media.
A questo proposito a noi spetta affrontare
un duplice problema, sciogliere un duplice nodo: di numero e di qualità, essendo
attenti ai segnali provenienti dal mondo del lavoro.
I NUMERI
Diversi Corsi di Laurea di indirizzo scientifico
e tecnologico registrano un numero esiguo di iscritti. Un Paese che non ha
un adeguato numero di laureati in tali discipline non ha futuro. A questo
proposito, rivelatosi meritorio ma insufficiente il "Progetto Lauree Scientifiche",
occorrerà ripensare un orientamento davvero efficace ed educativo per rendere
appetibili tutti quei settori che risultano carenti di domanda, pur essendo
fondamentali per lo sviluppo del paese e anche rassicuranti dal punto di vista
occupazionale. Molta responsabilità per questa sensibilizzazione spetterà
agli stessi Colleghi scienziati.
LA QUALITÀ
L'esperienza ci consegna una duplice evidenza:
il livello di preparazione dei nostri laureati si abbassa progressivamente
e la formazione migliore si ha nelle Facoltà a numero chiuso o programmato;
come a dire che la qualità non va di pari passo con la quantità. Né possiamo
dimenticare che il 20% dei nostri studenti non si iscrive al secondo anno
e non paga neppure la seconda rata.
Qui si impongono una riflessione e una correzione di rotta.
A questo scopo - senza accedere alla drastica misura del numero chiuso - dovremo
prendere in esame adeguate prove di orientamento che consentano
agli studenti una scelta responsabile (a fronte dell'offerta formativa delle
varie sedi dell'Alma Mater e anche delle altre Università della Regione);
e contemporaneamente impegnarci in una sistematica opera di informazione circa
i reali esiti occupazionali. In taluni settori la riduzione dei grandi numeri
diventerà urgente e cogente per altre due concomitanze: la progressiva
riduzione del corpo docente (circa il 50% nei prossimi anni secondo
il Miur), che non potrà farsi carico di ulteriori oneri didattici, e il doveroso
contenimento della didattica affidata ai Ricercatori, i quali
dovranno vedere riconosciuta, ai fini concorsuali, tale attività.
Dovremo ripensare alla overdose didattica delle 120 ore,
che in verità secondo la stessa legge 230 (c. 16) "possono variare sulla base
dell'organizzazione didattica e della specificità e della diversità dei settori
scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti"; il carico eccessivo,
oltre a limitare e in taluni casi a compromettere la ricerca, non giova neppure
agli studenti, sottoposti in alcuni Corsi di studio ad un vero e proprio accanimento
didattico. A questo proposito sarà necessario ricorrere a forme di
reclutamento a tempo determinato.
L'elevata qualità della formazione, oltre
ad assicurare la competizione a livello internazionale, non ci troverà impreparati
se e quando si dovesse approdare all'abolizione del valore legale del titolo
di studio.
VALUTARE LA DIDATTICA
Per questi motivi l'Osservatorio
della Didattica e della Formazione diviene non meno urgente di quello
della Ricerca.
Il livello di monitoraggio dovrà essere duplice:
1) distinguere tra Facoltà cariche di studenti e carenti di studenti; Facoltà
a numero chiuso e a numero aperto; Facoltà ad alto e basso impatto tecnologico;
Facoltà con ciclo 3+2 e con ciclo unico; Facoltà storiche e di recente istituzione;
2) valutare adeguatamente i Colleghi che hanno un eccessivo carico didattico
o perché subìto (a causa della scarsità della docenza) o perché scelto (magari
per alleggerire altri Colleghi che in tal modo possono essere maggiormente
impegnati in attività di ricerca).
Una valutazione che attribuisce
un peso adeguato agli obiettivi di miglioramento della qualità e che sia effettivamente
condivisa dai docenti e ricercatori dovrebbe portare a:
1) assegnare circa il 50% dei posti secondo il criterio dell'impegno della
didattica;
2) ridurre ulteriormente i Corsi e gli Insegnamenti;
3) differenziare qualitativamente i Corsi del triennio da quelli della Laurea
Magistrale
FORMAZIONE
E MONDO DEL LAVORO
Credo che la programmazione della
nostra formazione debba prevedere un duplice impegno: da un lato sperimentare
curricula innovativi tra diversi
Corsi e Facoltà, attingendo alla miniera di competenze, davvero unica, del
nostro Ateneo; dall'altro formulare curricula che, pur salvaguardando
l'aspetto culturale, rispondano alle esigenze del mondo sociale e
produttivo, per non incorrere nelle critiche ricorrenti di preparare
laureati con profili "inadeguati e incomprensibili", caratterizzati da un
forte tasso teorico e estranei al mondo del lavoro.
In effetti si dovrà ammettere che nell'elaborazione
dei corsi di studio, conseguente alla riforma dei cicli, in troppi casi ha
prevalso l'offerta rispetto alla domanda, la miopia progettuale rispetto alle
esigenze del mondo esterno, le ragioni dell'accademia rispetto ai bisogni
della società.
Ci viene spesso ripetuto che i
nostri studenti debbono soggiornare presso le Aziende non alla fine ma durante
il percorso formativo; sarei dell'avviso che i nostri ragazzi dovrebbero conoscere
il mondo del lavoro prima di iscriversi all'Università per orientarsi in maniera
più consapevole e responsabile nella scelta della loro Facoltà. La nostra
Università, anche grazie ad Alma Laurea, potrebbe contribuire con seminari
specifici a far conoscere presso le Scuole superiori la realtà occupazionale
nazionale.