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Domenica, 17 dicembre 2017

"Vi è un'Italia dello scandalo e un'Italia della riservatezza, e non sarà mai quest'ultima a finire in prima pagina, ma sarà questa l'Italia capace di smentire chi ci dà per finiti" (Giacomo Fassina)
Ivano Dionigi Candidato Rettore Università di Bologna 2009 2012 - Unibo
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Didattica e Formazione

Se la ricerca rappresenta la stella polare dell'Ateneo, la qualità della formazione sarà sempre più il nostro "biglietto di presentazione" per studenti, società, mass media.

A questo proposito a noi spetta affrontare un duplice problema, sciogliere un duplice nodo: di numero e di qualità, essendo attenti ai segnali provenienti dal mondo del lavoro.

I NUMERI

Diversi Corsi di Laurea di indirizzo scientifico e tecnologico registrano un numero esiguo di iscritti. Un Paese che non ha un adeguato numero di laureati in tali discipline non ha futuro. A questo proposito, rivelatosi meritorio ma insufficiente il "Progetto Lauree Scientifiche", occorrerà ripensare un orientamento davvero efficace ed educativo per rendere appetibili tutti quei settori che risultano carenti di domanda, pur essendo fondamentali per lo sviluppo del paese e anche rassicuranti dal punto di vista occupazionale. Molta responsabilità per questa sensibilizzazione spetterà agli stessi Colleghi scienziati.

LA QUALITÀ

L'esperienza ci consegna una duplice evidenza: il livello di preparazione dei nostri laureati si abbassa progressivamente e la formazione migliore si ha nelle Facoltà a numero chiuso o programmato; come a dire che la qualità non va di pari passo con la quantità. Né possiamo dimenticare che il 20% dei nostri studenti non si iscrive al secondo anno e non paga neppure la seconda rata.

Qui si impongono una riflessione e una correzione di rotta. A questo scopo - senza accedere alla drastica misura del numero chiuso - dovremo prendere in esame adeguate prove di orientamento che consentano agli studenti una scelta responsabile (a fronte dell'offerta formativa delle varie sedi dell'Alma Mater e anche delle altre Università della Regione); e contemporaneamente impegnarci in una sistematica opera di informazione circa i reali esiti occupazionali. In taluni settori la riduzione dei grandi numeri diventerà urgente e cogente per altre due concomitanze: la progressiva riduzione del corpo docente (circa il 50% nei prossimi anni secondo il Miur), che non potrà farsi carico di ulteriori oneri didattici, e il doveroso contenimento della didattica affidata ai Ricercatori, i quali dovranno vedere riconosciuta, ai fini concorsuali, tale attività.

Dovremo ripensare alla overdose didattica delle 120 ore, che in verità secondo la stessa legge 230 (c. 16) "possono variare sulla base dell'organizzazione didattica e della specificità e della diversità dei settori scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti"; il carico eccessivo, oltre a limitare e in taluni casi a compromettere la ricerca, non giova neppure agli studenti, sottoposti in alcuni Corsi di studio ad un vero e proprio accanimento didattico. A questo proposito sarà necessario ricorrere a forme di reclutamento a tempo determinato.

L'elevata qualità della formazione, oltre ad assicurare la competizione a livello internazionale, non ci troverà impreparati se e quando si dovesse approdare all'abolizione del valore legale del titolo di studio.

VALUTARE LA DIDATTICA

Per questi motivi l'Osservatorio della Didattica e della Formazione diviene non meno urgente di quello della Ricerca.

Il livello di monitoraggio dovrà essere duplice:
1) distinguere tra Facoltà cariche di studenti e carenti di studenti; Facoltà a numero chiuso e a numero aperto; Facoltà ad alto e basso impatto tecnologico; Facoltà con ciclo 3+2 e con ciclo unico; Facoltà storiche e di recente istituzione;
2) valutare adeguatamente i Colleghi che hanno un eccessivo carico didattico o perché subìto (a causa della scarsità della docenza) o perché scelto (magari per alleggerire altri Colleghi che in tal modo possono essere maggiormente impegnati in attività di ricerca).

Una valutazione che attribuisce un peso adeguato agli obiettivi di miglioramento della qualità e che sia effettivamente condivisa dai docenti e ricercatori dovrebbe portare a:
1) assegnare circa il 50% dei posti secondo il criterio dell'impegno della didattica;
2) ridurre ulteriormente i Corsi e gli Insegnamenti;
3) differenziare qualitativamente i Corsi del triennio da quelli della Laurea Magistrale

FORMAZIONE E MONDO DEL LAVORO

Credo che la programmazione della nostra formazione debba prevedere un duplice impegno: da un lato sperimentare curricula innovativi tra diversi Corsi e Facoltà, attingendo alla miniera di competenze, davvero unica, del nostro Ateneo; dall'altro formulare curricula che, pur salvaguardando l'aspetto culturale, rispondano alle esigenze del mondo sociale e produttivo, per non incorrere nelle critiche ricorrenti di preparare laureati con profili "inadeguati e incomprensibili", caratterizzati da un forte tasso teorico e estranei al mondo del lavoro.

In effetti si dovrà ammettere che nell'elaborazione dei corsi di studio, conseguente alla riforma dei cicli, in troppi casi ha prevalso l'offerta rispetto alla domanda, la miopia progettuale rispetto alle esigenze del mondo esterno, le ragioni dell'accademia rispetto ai bisogni della società.

Ci viene spesso ripetuto che i nostri studenti debbono soggiornare presso le Aziende non alla fine ma durante il percorso formativo; sarei dell'avviso che i nostri ragazzi dovrebbero conoscere il mondo del lavoro prima di iscriversi all'Università per orientarsi in maniera più consapevole e responsabile nella scelta della loro Facoltà. La nostra Università, anche grazie ad Alma Laurea, potrebbe contribuire con seminari specifici a far conoscere presso le Scuole superiori la realtà occupazionale nazionale.

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